Inventario AI: il primo passo per l'AI Act, in 2 minuti

Un foglio, una riga per ogni uso dell'AI, sedici colonne. Il video mostra come compilarlo e subito sotto trovi il modello pronto da copiare.

Redazione AIR
Da dove si comincia per mettere in regola con l'AI Act l'uso dell'AI in azienda?Dall'elenco degli strumenti di AI che la tua azienda usa davvero, compresi quelli attivati dai dipendenti per conto proprio. Ruolo, livello di rischio, trasparenza e formazione si decidono strumento per strumento 1, quindi senza l'elenco non si decide niente. Una riga per ogni uso, aggiornata ogni tre mesi.
Video con sottotitoli: Inventario AI in 2 minuti, il primo passo per l'AI Act

Video realizzato con il supporto dell'AI. Metodo e contenuti sono di AIR.

Il modello, pronto da copiare

Il Google Sheet del video: le sedici colonne, una riga di esempio già compilata e il foglio «Guida rischio». Lascia la tua email e Google ne crea una copia nel tuo Drive, tutta tua.

Prima di chiederti se la tua azienda rispetta l'AI Act, c'è una domanda più semplice a cui quasi nessuno sa rispondere: quali strumenti di AI usiamo, chi li usa e per cosa?

Il regolamento distingue per ruolo, per livello di rischio e per tipo di uso 1. Finché non hai l'elenco, ogni ragionamento su obblighi e scadenze resta in aria. Il video qui sopra mostra come costruirlo in due minuti. Il modello da copiare è subito sotto il video. Qui trovi le stesse istruzioni con qualche dettaglio in più.

Una riga per ogni uso, non per ogni strumento

La regola che evita metà degli errori: se lo stesso strumento serve a due reparti per cose diverse, sono due righe. ChatGPT che scrive le bozze del marketing e ChatGPT che smista i curriculum hanno rischi diversi, anche se l'abbonamento è uno.

Non compilarlo da solo. Mandalo ai responsabili di reparto e chiedi di includere anche gli strumenti attivati per conto proprio: account personali, estensioni del browser, app sul telefono. Sono quelli che nessuno ha autorizzato e che di solito pesano di più.

Le prime cinque colonne dicono cosa

Strumento, fornitore, tipo di licenza, chi lo usa, per cosa. Sembra anagrafica, ma la terza colonna è già una decisione. Con una licenza aziendale i grandi fornitori dichiarano di non usare i tuoi dati per addestrare i modelli, con un account personale spesso sì: ne abbiamo parlato in ChatGPT, Claude e Gemini usano i dati della tua azienda?.

Poi due colonne sui dati: quali entrano nello strumento e se il risultato esce dall'azienda. Un testo che finisce a un cliente, sul sito o sui social merita più attenzione di un riassunto letto da te.

Poi entra l'AI Act

Ruolo. Quasi sempre la tua azienda è deployer, cioè usa un sistema di AI fatto da altri sotto la propria autorità 1. I doveri del deployer sono in questa guida all'articolo 26.

Livello di rischio. Nel modello c'è un secondo foglio, «Guida rischio», che fa da bussola. In breve:

  • Minimo: scrittura, traduzione, analisi interna, riassunti. È la gran parte degli usi in una PMI.
  • Trasparenza: chatbot che parlano con clienti e contenuti realistici generati. Gli obblighi valgono dal 2 agosto 2026 2: il chatbot si dichiara, i contenuti si segnalano. Dettagli nella guida all'articolo 50.
  • Alto rischio: selezione e valutazione del personale, accesso al credito, valutazioni nell'istruzione. Per questi usi gli obblighi scattano dal 2 dicembre 2027 2. L'elenco completo è nell'Allegato III.
  • Vietato: manipolazione delle persone, punteggio sociale, riconoscimento delle emozioni sul lavoro. Fuori legge dal 2 febbraio 2025 1, 2, si dismette subito.

Se un caso non ti è chiaro, scrivi «da verificare» e passalo al legale. Meglio una casella onesta che una classificazione inventata.

Le ultime colonne dicono chi risponde

Chi controlla il risultato prima che venga usato. Chi è stato formato, quando e su cosa: l'obbligo di formare chi usa l'AI vale dal 2 febbraio 2025 1, 2, e la guida all'articolo 4 spiega cosa basta davvero. Cosa dice il contratto con il fornitore su addestramento e residenza dei dati. Se serve l'informativa ai lavoratori prevista dalla legge italiana sull'AI 3. E chi è il responsabile interno.

L'ultima colonna è la più utile: la prossima azione, con una scadenza. «Passare alla licenza aziendale entro novembre» è un inventario che lavora. Senza questa colonna hai solo una fotografia.

Come tenerlo vivo

Aggiornalo ogni tre mesi e ogni volta che arriva uno strumento nuovo. Un inventario compilato una volta e dimenticato è peggio di nessun inventario, perché dà una sicurezza che non hai.

Non serve un software. Serve un foglio condiviso, un responsabile e la disciplina di riaprirlo. Quando i reparti diventano tanti, conviene una pagina dove ognuno compila la sua parte e il registro si aggiorna da solo.

Domande frequenti

L'AI Act obbliga a tenere un inventario dei sistemi di AI?

Non con questa parola. Gli obblighi però cambiano a seconda dello strumento e dell'uso 1, quindi l'elenco è il modo più semplice per sapere quali ti toccano e per dimostrarlo a chi te lo chiede.

Chi deve compilarlo?

Una persona lo tiene, i responsabili di reparto lo riempiono. Sono loro a sapere cosa usano i colleghi, compresi gli account personali e le app sul telefono.

Ogni quanto va aggiornato?

Ogni tre mesi è un buon ritmo, più ogni volta che entra uno strumento nuovo o uno vecchio viene usato per qualcosa di diverso.

Il modello sostituisce il parere di un legale?

No. Fa ordine e mette in fila le domande. L'interpretazione dei casi dubbi spetta al tuo legale, che con l'inventario trova tutto pronto.

Da leggere dopo

Vuoi un registro AI che si aggiorna da solo, con ogni reparto che compila la sua parte? Parliamone.

Fonti

  1. Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), testo ufficiale su EUR-Lex, https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2024/1689/oj
  2. Commissione europea, AI Act: quadro normativo e calendario, https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/regulatory-framework-ai
  3. Gazzetta Ufficiale, Legge 23 settembre 2025, n. 132, https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/09/25/25G00143/sg

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