Deepfake: quando va dichiarato e cosa rischi
Fino a poco tempo fa un falso video richiedeva studi di produzione. Oggi un volto parlante, una voce clonata o una foto di un evento mai successo si fanno con un abbonamento. Anche le imprese li usano: testimonial generati, video tutorial con un avatar, spot con la voce del titolare ricreata.
La legge non vieta di usare queste tecniche. Chiede trasparenza verso chi guarda e punisce chi le usa per ingannare e danneggiare. Questa pagina distingue i due piani e spiega cosa mettere in etichetta. Le valutazioni penali vanno fatte sempre con un avvocato.
Cosa dice la norma
L'articolo 50 dell'AI Act definisce le regole di trasparenza 1. Chi pubblica immagini, audio o video generati o manipolati con l'AI che somigliano a persone, luoghi o fatti reali e possono sembrare autentici deve dichiarare che il contenuto è artificiale 1. Per opere chiaramente artistiche, satiriche o di finzione l'obbligo si alleggerisce, ma va comunque segnalata l'esistenza del contenuto generato in modo da non rovinare l'opera 1.
La legge italiana interviene sul piano penale. L'articolo 26 della legge 132/2025 introduce nel codice penale l'articolo 612-quater, che punisce chi diffonde senza consenso immagini, video o voci falsificati con l'AI e idonei a ingannare, causando un danno ingiusto 2. La pena è la reclusione da uno a cinque anni, e si procede su querela salvo alcuni casi gravi 2. La stessa legge prevede un'aggravante generale quando un reato è commesso usando l'AI come mezzo insidioso 2.
A chi si applica
- Imprese che usano avatar, testimonial generati o voci sintetiche in pubblicità e video.
- Chi ricrea la voce o il volto di una persona reale, anche di un socio o di un dipendente.
- Agenzie che producono contenuti per conto dei clienti.
- Chiunque diffonda contenuti falsi su persone reali, anche condividendoli.
Da quando
Gli obblighi di trasparenza dell'AI Act si applicano dal 2 agosto 2026 3. Il reato introdotto dalla legge 132/2025 è in vigore dal 10 ottobre 2025 2. L'etichetta va messa al momento della pubblicazione, non aggiunta dopo una segnalazione.
Cosa fare in pratica
- Per ogni contenuto con volti, voci o scene realistiche generate, aggiungi un'indicazione visibile come 'video generato con AI'.
- Se ricrei la voce o il volto di una persona reale, raccogli il suo consenso scritto, con l'uso previsto.
- Non usare mai persone note, clienti o concorrenti in contenuti generati senza autorizzazione.
- Inserisci nei contratti con agenzie l'obbligo di segnalare i contenuti generati.
- Se scopri un falso che riguarda la tua impresa o una persona del team, conserva le prove e rivolgiti a un legale.
Gli errori da evitare
- Presentare un testimonial generato come un cliente vero.
- Clonare la voce di un dipendente per i messaggi aziendali e continuare a usarla dopo che è andato via.
- Mettere l'etichetta solo nella descrizione, dove nessuno la legge.
- Pensare che un uso scherzoso tolga ogni rischio.
Le altre norme spiegate senza burocratese sono in Regole.
Domande frequenti
Un avatar chiaramente animato va etichettato?
Se nessuno può scambiarlo per una persona reale, il rischio di inganno è basso. Un avatar fotorealistico che parla come un dipendente invece va dichiarato.
Posso usare la voce clonata del titolare negli spot?
Con il suo consenso sì, ma è comunque un contenuto sintetico che sembra autentico, quindi conviene dichiararlo. Definisci per iscritto dove e per quanto la voce si può usare.
Chi è responsabile se un'agenzia pubblica un deepfake per me?
Le responsabilità possono ricadere su più soggetti. Per questo serve un contratto chiaro e un controllo prima della pubblicazione; nei casi concreti chiedi a un legale.
Da leggere dopo
Cos'è un deepfake e cosa rischia un'azienda
Un deepfake è un'immagine, un video o un audio generato o modificato con l'AI in modo da far sembrare che una persona reale abbia detto o fatto qualcosa che non ha mai detto o fatto.
GlossarioCos'è la clonazione vocale e quali rischi ha
La clonazione vocale è la creazione, con l'AI, di una voce sintetica che imita quella di una persona specifica partendo da registrazioni della sua voce. Il risultato può leggere qualsiasi testo con timbro e cadenza molto simili all'originale.
GlossarioCos'è un avatar AI e quando usarlo
Un avatar AI è una figura digitale, realistica o disegnata, che parla e si muove in video leggendo un testo, con voce sintetica e labiale sincronizzato. Può essere un personaggio inventato oppure la copia digitale di una persona reale che ha dato il consenso.
GlossarioCos'è il watermark dei contenuti generati dall'AI
Il watermark dei contenuti AI è un segno, visibile o nascosto, inserito in immagini, video, audio o testi generati da un modello per indicare che sono artificiali. Alcuni sono marchi evidenti, altri sono segnali invisibili all'occhio ma leggibili da un software, o dati allegati al file.
Regole senza burocrateseAI Act, articolo 50: chatbot e contenuti da dichiarare
In molti casi sì. Dal 2 agosto 2026 chi interagisce con un sistema di AI deve saperlo, salvo che sia evidente, e i deepfake vanno dichiarati [1, 2]. Anche i testi generati pubblicati per informare il pubblico vanno segnalati, se nessuno li ha rivisti assumendosene la responsabilità editoriale [2].
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Fonti
- AI Act, articolo 50: obblighi di trasparenza, https://artificialintelligenceact.eu/article/50/
- Gazzetta Ufficiale, Legge 23 settembre 2025, n. 132, https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/09/25/25G00143/sg
- Commissione europea, AI Act: quadro normativo e calendario, https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/regulatory-framework-ai
Testi e grafica realizzati con il supporto dell'AI. Metodo e contenuti sono di AIR.