Contratto con un fornitore di AI: cosa controllare
Comprare uno strumento di AI spesso significa accettare con un clic condizioni lunghe decine di pagine. Per un abbonamento da pochi utenti nessuno negozia, ma questo non vuol dire firmare al buio: le informazioni che contano si trovano quasi sempre nelle pagine pubbliche del fornitore e nell'accordo sul trattamento dei dati.
Questa pagina è una lista di controllo per il titolare di una PMI che deve scegliere un assistente, un chatbot o una piattaforma con funzioni di AI. Non sostituisce la revisione di un legale o del consulente privacy, che resta consigliata per i contratti importanti.
Cosa dice la norma
Quando un fornitore tratta dati personali per conto della tua impresa, il GDPR chiede che il rapporto sia regolato da un accordo scritto, spesso chiamato DPA. La legge 132/2025 richiama questi soggetti, i responsabili del trattamento previsti dall'articolo 28 del GDPR, tra le informazioni da indicare al Garante in alcuni trattamenti sanitari 1.
Per l'AI le condizioni che contano di più cambiano molto tra piani per privati e piani aziendali. Google dichiara che in Workspace i contenuti non vengono usati per addestrare i modelli senza permesso, che non ci sono revisori umani e che la conservazione la decide l'amministratore 2. Microsoft dichiara che Microsoft 365 Copilot non usa i dati dei clienti per addestrare i modelli di base 3. OpenAI dichiara che i dati inviati tramite API non vengono usati per l'addestramento salvo scelta del cliente, e che possono restare nei log di controllo degli abusi fino a 30 giorni 4.
Queste dichiarazioni sono un punto di partenza, ma il contratto è ciò che conta: verifica che valgano per il piano e per il prodotto che stai comprando.
A chi si applica
- Imprese che sottoscrivono assistenti di AI, chatbot, trascrittori o piattaforme con funzioni di AI.
- Chi fa sviluppare a un'agenzia un'automazione che usa modelli di terzi.
- Studi professionali e strutture che caricano documenti riservati o dati delicati.
Da quando
Il controllo va fatto prima di caricare dati reali, cioè prima del primo uso operativo e non dopo la prova gratuita. Va ripetuto al rinnovo e quando il fornitore annuncia cambi di condizioni, cosa che nel settore succede spesso. Conserva la versione delle condizioni accettate, con la data.
Cosa fare in pratica
- Verifica se i tuoi contenuti vengono usati per addestrare i modelli e se puoi escluderlo.
- Chiedi per quanto tempo restano conservate richieste, risposte e file caricati, e se puoi ridurre questo periodo.
- Chiedi dove vengono elaborati e conservati i dati e quali altri fornitori, i sub-responsabili, vi accedono.
- Accetta o firma l'accordo sul trattamento dei dati e salvane una copia.
- Controlla chi può accedere agli account, come si tolgono gli utenti e come si esportano i dati se cambi fornitore.
- Per gli usi rilevanti chiedi come il fornitore si prepara agli obblighi dell'AI Act e quale documentazione darà.
Gli errori da evitare
- Scegliere lo strumento in base alla prova gratuita con un account personale.
- Fidarsi del commerciale senza controllare le condizioni scritte.
- Pensare che piano aziendale e piano per privati abbiano le stesse regole.
- Non sapere come recuperare i propri dati alla fine del contratto.
Le altre norme spiegate senza burocratese sono in Regole.
Domande frequenti
Il fornitore americano è un problema?
Non per forza, ma il trasferimento di dati fuori dall'Unione ha regole proprie. Chiedi dove vengono trattati i dati e con quali garanzie, e fai verificare la risposta dal consulente privacy.
Posso negoziare le condizioni con un grande fornitore?
Per piccoli abbonamenti quasi mai. Puoi però scegliere il piano con le condizioni giuste e usare le impostazioni disponibili, come la riduzione della conservazione.
Cosa faccio se il fornitore cambia le condizioni?
Leggi cosa cambia su addestramento, conservazione e luogo dei dati. Se le nuove condizioni non vanno bene, valuta un piano diverso o un altro fornitore prima che entrino in vigore.
Da leggere dopo
ChatGPT, Claude e Gemini usano i dati della tua azienda?
Dipende dal piano, non dallo strumento. Con un account personale spesso sì, con un piano aziendale di norma no. Ecco dove guardare.
GlossarioCos'è la residenza dei dati quando usi l'AI
La residenza dei dati è il luogo fisico in cui un servizio conserva ed elabora le tue informazioni: in quale paese o regione si trovano i server che ricevono testi, file e risposte quando usi uno strumento di AI.
GlossarioZero data retention: cos'è e quando chiederla
La zero data retention è un'opzione con cui il fornitore di un modello si impegna a non conservare i testi che gli mandi né le risposte generate, oltre il tempo strettamente necessario a elaborare la richiesta.
Regole senza burocrateseGDPR e intelligenza artificiale: cosa vale per le PMI
Il GDPR vale anche quando i dati personali passano da uno strumento di AI: serve una base giuridica, un'informativa chiara, un accordo con il fornitore e misure di sicurezza adeguate. La legge 132/2025 ribadisce che il trattamento deve essere lecito, corretto e trasparente [1].
Regole senza burocratesePer quanto restano salvate le conversazioni con l'AI
Dipende da fornitore, piano e impostazioni. Per esempio Anthropic conserva le chat dei piani per privati fino a 5 anni se l'uso per migliorare i modelli è attivo, 30 giorni se è spento [1]. Nei piani aziendali di solito decide l'amministratore [2].
Vuoi capire cosa vale per la tua azienda? Parliamone.
Fonti
- Gazzetta Ufficiale, Legge 23 settembre 2025, n. 132, https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/09/25/25G00143/sg
- Google Workspace, privacy hub dell'AI generativa, https://knowledge.workspace.google.com/admin/gemini/generative-ai-in-google-workspace-privacy-hub
- Microsoft, privacy di Microsoft 365 Copilot, https://learn.microsoft.com/en-us/copilot/microsoft-365/microsoft-365-copilot-privacy
- OpenAI, come vengono trattati i dati inviati tramite API, https://developers.openai.com/api/docs/guides/your-data
Testi e grafica realizzati con il supporto dell'AI. Metodo e contenuti sono di AIR.