Cos'è una policy aziendale sull'AI e cosa scriverci
Video realizzato con il supporto dell'AI. Metodo e contenuti sono di AIR.
Non serve un testo lungo. Una buona policy per una PMI risponde a poche domande pratiche: quali strumenti sono approvati; quali dati non vanno mai caricati; quali risultati vanno sempre controllati da una persona prima di uscire; quando bisogna dire a un cliente che un contenuto è generato; a chi rivolgersi per un nuovo strumento o un dubbio.
La policy si collega agli obblighi già esistenti, come GDPR e riservatezza, e a quelli nuovi del regolamento europeo sull'AI, che chiede tra l'altro di formare le persone che usano questi sistemi. Va scritta con chi lavora davvero con gli strumenti, aggiornata quando cambiano e spiegata, non solo firmata.
Un esempio in una PMI
Un'azienda di componenti meccanici scrive una policy di due pagine. Elenca l'assistente aziendale approvato, vieta di caricare disegni tecnici dei clienti su strumenti esterni, chiede di rileggere ogni testo generato prima dell'invio e nomina Riccardo come referente. In una riunione la spiegano a tutti, con esempi presi dal lavoro di ogni reparto.
Gli errori più comuni
- Copiare una policy lunga e generica da internet che nessuno leggerà.
- Scriverla senza coinvolgere chi usa gli strumenti ogni giorno.
- Non aggiornarla quando arrivano strumenti nuovi o cambiano le regole.
Perché ti interessa
Una policy chiara riduce i rischi sui dati e ti dà una risposta pronta quando un cliente o un controllo ti chiede come usi l'AI. Ed è il primo tassello per gestire gli obblighi dell'AI Act.
Tutte le parole dell'AI spiegate semplici sono nel glossario.
Domande frequenti
Una PMI è obbligata ad avere una policy sull'AI?
Non c'è un obbligo con questo nome, ma è il modo più semplice per dimostrare di aver gestito formazione, dati e controlli che le norme chiedono.
Chi deve scriverla?
Di solito la direzione con chi gestisce privacy e informatica, ascoltando i reparti che usano l'AI. Per i casi delicati conviene un parere legale.
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