Cos'è il riconoscimento dell'intento in un chatbot
"Vorrei spostare l'appuntamento di giovedì", "giovedì non ce la faccio" e "si può fare un altro giorno?" hanno lo stesso intento: cambiare una prenotazione. Riconoscerlo permette al sistema di scegliere la strada giusta, avviare la procedura corretta o passare la richiesta all'ufficio competente.
I chatbot di prima generazione lo facevano con elenchi di frasi d'esempio per ogni intento e si bloccavano davanti a formulazioni impreviste. Con i modelli linguistici il riconoscimento è molto più robusto, e il sistema coglie anche più intenti nello stesso messaggio. Spesso estrae insieme i dettagli utili, come date, nomi o riferimenti d'ordine.
Un esempio in una PMI
Un centro estetico riceve messaggi WhatsApp a tutte le ore. Un sistema riconosce l'intento di ciascuno: nuove prenotazioni e spostamenti vanno all'agenda con la proposta di orari liberi, le domande sui trattamenti ricevono una risposta dal listino, le lamentele arrivano subito alla titolare con una notifica.
Gli errori più comuni
- Definire intenti troppo simili tra loro, che il sistema confonde.
- Non prevedere un intento 'altro' per i messaggi che non rientrano in nessuna categoria.
- Gestire solo il primo intento quando il messaggio ne contiene due, come una disdetta con una domanda sul rimborso.
Perché ti interessa
Smistare bene le richieste è spesso il primo passo che fa risparmiare tempo, prima ancora di rispondere in automatico. Anche se le risposte le scrive ancora una persona, sapere subito cosa chiede ogni messaggio mette ordine nella giornata.
Tutte le parole dell'AI spiegate semplici sono nel glossario.
Domande frequenti
Intento e classificazione del testo sono la stessa cosa?
Il riconoscimento dell'intento è un caso particolare di classificazione, applicato a ciò che la persona vuole fare.
Quanti intenti conviene definire?
Pochi, chiari e distinti all'inizio. Se ne aggiungono altri guardando i messaggi che finiscono in 'altro'.
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